Un luogo dell’anima sospeso tra storia e silenzio
Chiesa S. Maria dell’Alto

La Chiesa di S. Maria dell’Alto, immersa nella quiete della campagna tra Campi Salentina, Cellino S. Marco e Squinzano, sorge su un rilievo a 58 metri sul livello del mare, su un’altura nota come Serra S. Elia, appartenente all’antico casale di Bagnara, oggi scomparso. Circondata da ulivi, la sua presenza discreta sembra fondersi con il paesaggio, accompagnando il ritmo lento e silenzioso della vita rurale.
La storia della chiesa attraversa secoli di trasformazioni. Nonostante la sua antica origine, l’edificio è giunto fino a noi in condizioni di forte degrado, causate da un lungo periodo di abbandono. Nel tempo ha subito danni e saccheggi, come il furto delle colonnine in pietra del protiro, che testimoniano la vulnerabilitĂ di questo luogo prezioso.
Il nucleo piĂą antico dell’edificio risale al VI-VII secolo e comprende l’abside e l’area del presbiterio. Nei secoli successivi, tra il XII e il XIII secolo, la chiesa venne ampliata assumendo la forma attuale. L’interno è suddiviso in tre navate – una centrale e due laterali – separate da grandi arcate a sesto acuto poggianti su pilastri ottagonali, che guidano lo sguardo verso l’altare.
La facciata, di grande semplicitĂ compositiva, si presenta con una superficie monocuspidata, caratterizzata da un rosone centrale e da un portale sormontato da una cornice di coronamento tipica dell’architettura romanica pugliese.
Il portale è composto da un baldacchino che riprende il motivo a capanna della facciata e da due esili colonne a base ottagonale con capitelli a fogliame, purtroppo oggetto di furto negli anni ’80.


Lo spazio interno, largo 6,45 m e lungo 16,50 m, è articolato in tre navate. La suddivisione è ottenuta mediante due pilastrate di fattura simile, ad eccezione degli ultimi due pilastri verso l’interno, che si presentano in sezione a forma di croce; la sequenza di archi a sesto acuto ne definisce il ritmo e la scansione.
Oggi, grazie ai restauri, all’interno sono stati portati alla luce cicli pittorici che consentono una datazione piĂą precisa e attendibile.
La denominazione di “S. Maria dell’Alto” o “Madonna dell’Alto”, con cui oggi è conosciuto l’edificio, è certamente tarda. Nel corso dei secoli la chiesa è stata chiamata anche “Madonna del Latte”, per via della tela che la decorava, raffigurante la Vergine nell’atto di allattare il Figlio; oggi l’opera è conservata presso la chiesa di S. Maria delle Grazie a Campi Salentina.
Questo luogo è profondamente legato alla tradizione cristiana del popolo di Campi per la devozione al Crocifisso Miracoloso, che veniva portato in processione dalla chiesa parrocchiale fino a questa chiesetta per invocare la pioggia.
Il titolo piĂą antico resta tuttavia quello di S. Maria di Bagnara, come riportato nell’inventario dei beni ecclesiastici del 1590. Non va inoltre dimenticata la vicinanza al cosiddetto “Limitone dei Greci“, un confine non sempre fisico, costruito in etĂ bizantina, che segnava la separazione tra i territori del Salento meridionale e quelli longobardi a nord.
Così, sospesa tra storia e silenzio, la Chiesa di S. Maria dell’Alto continua a custodire il respiro antico di queste terre. Tra il vento che accarezza gli ulivi e la luce che muta lentamente sulle sue pietre, sembra ancora possibile percepire le voci di chi l’ha attraversata nei secoli: pellegrini, contadini, fedeli in cerca di conforto.
Oggi, pur segnata dal tempo, conserva intatto il suo fascino discreto, quasi segreto, come un luogo dell’anima dove passato e presente si sfiorano. E mentre il sole tramonta a valle della Serra, tingendo d’oro le sue mura, la chiesa si fa memoria viva e promessa silenziosa, invitando chi giunge fin qui a fermarsi, ascoltare e lasciarsi avvolgere dalla sua quiete senza tempo.







